RC professionale: cosa copre davvero l’obbligo di legge
RC professionale: cosa copre davvero l’obbligo di legge
«Ho la polizza obbligatoria, quindi sono a posto?» È la domanda che molti professionisti con partita IVA si fanno dopo aver firmato l’assicurazione richiesta dal proprio ordine.
Per rispondere bisogna separare due cose che spesso si confondono: quello che la legge impone e quello che il contratto protegge davvero. Capire la RC professionale, cosa copre e cosa lascia fuori, parte proprio da qui.
La responsabilità civile professionale è l’assicurazione che interviene quando un cliente chiede un risarcimento per un danno causato da un errore nel tuo lavoro. Di seguito trovi chi è tenuto ad averla, cosa prevede la norma, quali informazioni vanno date al cliente e perché essere in regola non equivale a essere coperti da tutto. Qui non si parla di costi né di singoli prodotti: l’obiettivo è aiutarti a leggere la tua polizza con più consapevolezza.
La RC professionale è obbligatoria per tutte le partite IVA?
No: l’obbligo generale riguarda chi è iscritto a un ordine o a un collegio professionale, mentre per altre attività la situazione va verificata caso per caso.
La base è l'articolo 5 del DPR 137/2012, la riforma delle professioni, che impone di stipulare un'idonea assicurazione per i danni causati al cliente nell'esercizio dell'attività.
L'obbligo è scattato dopo una proroga, dal 13 agosto 2013. Secondo fonti di settore vale a prescindere dal volume d'affari e anche in regime forfettario: conta l'iscrizione all'albo, non quanto si fattura. Per chi lavora senza albo il quadro è meno netto.
Sempre secondo fonti commerciali, per consulenti informatici, coach e formatori non esisterebbe una norma specifica, mentre per gli agenti immobiliari viene richiamato il D.Lgs. 59/2010.
Sono indicazioni da verificare sulla propria situazione, con l'ordine, l'associazione di categoria o un consulente: anche dove l'obbligo manca, il rischio di una richiesta di risarcimento resta.
RC professionale: cosa copre per legge e cosa devi dire al cliente?
Per legge la polizza deve coprire i danni che il cliente subisce a causa della tua attività professionale, compresi quelli legati alla custodia di documenti e valori che ti ha affidato. Al momento dell’incarico, inoltre, devi comunicargli gli estremi della polizza, il massimale e ogni variazione successiva. Il massimale è la cifra massima che l’assicurazione paga: oltre quella soglia, il risarcimento resta a carico del professionista. Questa comunicazione non è una semplice formalità. Il DPR qualifica la violazione dell’obbligo assicurativo come illecito disciplinare, cioè una mancanza che l’ordine di appartenenza può sanzionare. In pratica il cliente ha diritto di sapere con chi sei assicurato e fino a quale cifra, e tu hai tutto l’interesse a tenere queste informazioni aggiornate, per esempio indicandole per iscritto quando accetti un incarico e ricordandoti di segnalare i cambiamenti dopo ogni rinnovo.
Esiste un massimale minimo da rispettare?
Dipende dalla professione: per alcune categorie i decreti ministeriali hanno fissato requisiti minimi, per altre la norma generale non indica una cifra. Secondo fonti commerciali, per le professioni tecniche il DPR parla soltanto di «idonea assicurazione», senza un massimale minimo numerico: spetta al professionista valutare una soglia adeguata ai rischi del proprio lavoro.
Per gli avvocati, invece, il decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016 prevede una retroattività illimitata, cioè la copertura degli errori commessi in qualsiasi momento prima della stipula, e un'ultrattività di almeno dieci anni per chi cessa l'attività.
L'ultrattività, chiamata anche garanzia postuma, protegge dalle richieste che arrivano dopo la fine della polizza per fatti avvenuti mentre era in vigore. Il glossario dell'IVASS ricorda che i decreti del 2016 e del 2017 hanno esteso la platea degli obbligati e definito garanzie minime e durata: le regole non sono uguali per tutti.
Essere in regola non significa essere coperti da tutto
Una polizza può rispettare la legge e lasciare comunque scoperte situazioni concrete. Le RC professionali usano soprattutto la formula claims made, o «a richiesta fatta»: la copertura vale per le richieste di risarcimento arrivate per la prima volta mentre la polizza è attiva, indipendentemente da quando è avvenuto l’errore.
Per questo contano la data di retroattività scritta nel contratto e la presenza della postuma.
Secondo una fonte tecnica, per i tecnici la retroattività in genere copre dieci anni prima della stipula, ma esistono polizze illimitate. Senza postuma, una richiesta arrivata dopo la scadenza ricade sul professionista, che risponde con le proprie risorse. Ci sono poi la franchigia, cioè la parte di danno che resta comunque a tuo carico, e le esclusioni, rischi che il contratto non copre o copre solo con garanzie aggiuntive. Tutto è descritto nel set informativo, il fascicolo di documenti consegnato prima della firma.
RC professionale: cosa copre davvero l’obbligo di legge
Come capire se la tua polizza ti protegge davvero?
Il modo più affidabile è leggere le condizioni del proprio contratto con qualcuno che sappia interpretarle, partendo da retroattività, postuma, massimale, franchigia ed esclusioni. Le risposte cambiano da polizza a polizza e, salvo diversa previsione del contratto, nessuna copertura si può dare per scontata solo perché la polizza è obbligatoria. Offriamo una consulenza assicurativa ai professionisti con partita IVA che vogliono capire cosa protegge la polizza che hanno già, se è coerente con l’attività che svolgono davvero e quali punti meritano un approfondimento prima del rinnovo. Come intermediario, può aiutarti a leggere il tuo set informativo e a individuare le domande giuste da porre. Se almeno una volta ti sei chiesto «sono a posto?», conviene far verificare la tua polizza con calma, prima che sia la richiesta di un cliente a mostrarti cosa manca.